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LUCIO SERGIO CATILINA

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LUCIO SERGIO CATILINA

Messaggio  Achille il Lun Giu 21, 2010 12:37 pm



« Lucio Catilina, nato di stirpe nobile, fu uomo di grande vigore morale e fisico, ma d'indole malvagia e corrotta »
(Gaio Sallustio Crispo, De coniuratione Catilinae)

Lucio Sergio Catilina (in latino: Lucius Sergius Catilina), noto più semplicemente come Catilina (Roma 108 a.C. - Pistoia 62 a.C.) fu un politico romano del I secolo a.C. per lo più noto per la congiura che porta il suo nome, un tentativo di sovvertire la Repubblica Romana, e in particolare il potere oligarchico del Senato.

Vita e carriera politica

Catilina nasce a Roma nel 108 a.C. dal patrizio Lucio Sergio Silo e Belliena. La famiglia natia, i Sergii, pur di nobili origini, da molti anni non aveva più un ruolo significativo nelle vita politica di Roma.
Della gioventù di Catilina e della sua vita familiare non si sa quasi nulla. Ebbe due mogli: la prima Gratiana era la sorella di Marco Mario Gratidiano, nipote di Gaio Mario, la seconda Aurelia Orestilla figlia di Gneo Aufidio Oreste (console nel 71 a.C.). Dalla prima moglie ebbe un figlio che, secondo Sallustio, uccise in quanto di ostacolo alle nozze con Aurelia Orestilla.
Nell'89 a.C. il poco più che ventenne Catilina segue il generale Strabone nella guerra marsica contro le popolazioni italiche coalizzate contro Roma, conoscendo in questa occasione Cicerone e Pompeo.
Nell'88 a.C. passa agli ordini di Silla, eletto console, e lo segue in Asia nella Prima guerra mitridatica. Nell'84 a.C. quando Silla rientra a Roma per contrastare i suoi nemici politici (populares) in quella che è nota come Guerra civile romana, Catilina si segnala come uno dei più abili e spietati sostenitori di Silla uccidendo fra gli altri il proprio cognato Gratidiano che fu torturato barbaramente da Catilina, quindi decapitato e la sua testa fu portata a Roma da Catilina stesso che la getto ai piedi di Silla nel Foro.
Negli anni successivi, pur nel mutato clima politico dopo la morte di Silla, Catilina non subisce condanne, ottenendo invece i sui primi successi politici: viene eletto questore nel 78, legato in Macedonia nel 74, edile nel 70, pretore nel 68 e governatore dell'Africa nel 67.
Al suo ritorno, nel 66 a.C. si candida alla carica di console, ma viene subito perseguito per concussione ed abuso di potere, uscendone assolto; ancora nel 66 fu accusato di una cospirazione con Autronio ed un certo Publio Cornelio Silla, anche se i particolari sono poco chiari. I processi furono sufficienti a mandare a monte l'elezione a console di Catilina. Siccome ancora sotto processo, Catilina si candida nuovamente a console solo nel 64 a.C. per il 63 a.C. ma il Senato, allarmato dalla sua accresciuta popolarità, gli oppone il più brillante e famoso avvocato del momento, Cicerone, un Homo Novus. Nel discorso di candidatura In toga candida, (da cui il termine candidato), Cicerone comincia a costruire la figura più "nera" di Catilina, insinuando che fosse incestuoso, assassino, degenerato; gli optimates, l'oligarchia senatoria, mobilitano le loro clientele a favore di Cicerone, che vince le elezioni.
Catilina, tenace, si candiderà nuovamente alle elezioni per il 62 a.C., non prima di essersi guadagnato l'appoggio della plebe romana con ingegnosa demagogia, frequentando attori e gladiatori, idoli del popolino, e promettendo una redistribuzione delle terre demaniali e prede di guerra (guadagnandosi così anche l'appoggio dei veterani di Silla caduti in disgrazia) e addirittura un editto per la remissione dei debiti (detto Tabulae novae). Quest'ultima proposta allarmerà particolarmente la classe senatoria e il suo rappresentante Cicerone che, nell'orazione Pro Murena, ammonì di scorgere in Catilina «la ferocia, nel suo sguardo il delitto, nelle sue parole la tracotanza, come se avesse già agguantato il consolato». All'ultimo momento Cicerone presentò al Senato delle lettere anonime che accusavano Catilina di cospirare contro la Repubblica, radunando uomini in armi attorno a Fiesole, pur non potendo provarlo. Cicerone inoltre sostenne che Catilina avesse fatto offerte a varie tribù in Gallia per assicurarsi alleati, ma la tribù degli Allobrogi avrebbe rifiutato l'offerta e l'avrebbe resa pubblica attraverso lettere a Cicerone stesso.
Con queste premesse e con un probabile broglio elettorale, nelle elezioni Catilina viene sconfitto da Murena, personaggio gradito al Senato. La questione dei brogli venne sollevata non da Catilina ma da S. Sulpicio Rufo, un altro dei non eletti, e da Catone, un uomo tutto d'un pezzo e notoriamente ostile a Catilina. Cicerone difenderà Murena dalle accuse di brogli ed attaccherà Catilina denunciandone la presunta congiura; Catilina fu costretto a una fuga in Etruria, che però definirà "esilio volontario".
Nel gennaio del 62 a.C. (il 5 gennaio, secondo la datazione accolta dai più) Catilina ed un centinaio di suoi fedelissimi furono intercettati dall'esercito romano nei pressi dell'odierna Pistoia, nella piana denominata "Ager Pisternensis"; Catilina morì nella battaglia, e i suoi resti furono gettati in un fiume.

Cicerone, l'anti-catilina

Dobbiamo a Cicerone, suo acerrimo ed eterno nemico politico, la maggior parte delle informazioni su Catilina. La posizione di Cicerone si riassume bene nell’incipit della prima delle orazioni Catilinarie, pronunciata al Senato l'8 novembre del 63 a.C., in presenza dello stesso Catilina, quando Cicerone esordisce con: Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra? (fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?)
La nota congiura di Catilina, che ha come fonte principale l'impianto accusatorio di Cicerone, è uno degli eventi più famosi degli ultimi turbolenti decenni della Repubblica Romana. Dalle fonti non risultano chiari gli obiettivi dei cospiratori; secondo quanto riferito da Cicerone, sarebbero stati previsti un incendio doloso e altri danni materiali, oltre che l'assassinio di personaggi politici (in particolare Cicerone stesso). La congiura si sarebbe sviluppata attraverso incontri segreti - l'ultimo sarebbe avvenuto nella casa del senatore Leca il 6-7 novembre del 63 a.C., alla vigilia della prima Catilinaria - ma una certa Fulvia, amante di uno dei congiurati (Quinto Curio), avrebbe informato direttamente Cicerone del succedersi degli avvenimenti. Quella sera stessa due congiurati (Cornelio e Vargunteio) si sarebbero presentati a casa di Cicerone e, con il pretesto di salutarlo, avrebbero tentato di ucciderlo. Ma lui avvisato da Fulvia sarebbe scampato a quest'attentato.
Cicerone non risparmiò mezzi ed effetti speciali per mettere in cattiva luce Catilina. In attesa dell'esito della denuncia per brogli contro Murena (che avrebbe potuto assegnare regolarmente la carica di console a Catilina, che non aveva dunque motivo per mosse disperate), Cicerone si presentò al Campo Marzio circondato da una scorta e «vestendo quella mia ampia e vistosa corazza [sotto la toga], non perché essa mi proteggesse dai colpi, che io sapevo essere suo costume [di Catilina] sferrare non al fianco o al ventre ma al capo o al collo, bensì per richiamare l'attenzione di tutti gli onesti».
Il console Cicerone, cioè, dopo aver difeso il neo-console Murena dall'accusa di brogli (e allo scopo di evitare l'assegnazione della carica al candidato dell'opposizione Catilina, senza che nessuno contestasse tale conflitto d'interessi), ostenta un comportamento per indurre «gli onesti» a vedere in Catilina un uomo pericoloso, capace di uccidere il suo rivale (quella di Cicerone oggi sarebbe chiamata strategia della tensione). A seguito di ciò ottiene l'emanazione del senatusconsultum ultimum che dà ai consoli in carica, tra cui Cicerone stesso, poteri di vita e di morte. In virtù di tale delibera Cetego e Lentulo, i catilinari che non erano scappati con il loro capo (secondo l'accusa, rimasti a Roma avrebbero tentato comunque di far sollevare la plebe e la tribù degli Allobrogi), furono condannati alla pena capitale. Portati con i loro seguaci nel carcere Mamertino furono strangolati uno a uno. Come cittadini romani sarebbe stato loro diritto appellarsi al popolo, provocatio ad populum, la richiesta di grazia sulla quale erano chiamati a pronunciarsi i comizi elettivi delle tribù romane e in ogni caso avrebbero avuto diritto a poter scegliere l'esilio al posto della morte, anche se questo avrebbe comportato la confisca di tutti i loro beni. Il vulnus così inferto alla Costituzione romana fu rimproverato a Cicerone da Gaio Giulio Cesare durante la seduta del Senato e alcuni anni dopo, su iniziativa del tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro, Cicerone verrà punito con l'esilio per l'uccisione illegittima di cittadini romani. Vi è da considerare che il senato aveva già dichiarato nemici della Repubblica i congiurati e aveva dato pieni poteri al console Cicerone, per cui l'esecuzione dei congiurati era, o può essere considerata, esecuzione di nemici, non di cittadini.
Lo storico Sallustio ha scritto un resoconto dell'intera questione circa 20 anni dopo il fatto, dal titolo De Catilinae coniuratione, senza però discostarsi significativamente dalle descrizioni di Cicerone (le differenze storiche sono per lo più sulla cronologia, probabilmente errori involontari di Sallustio dettati da un lapsus mnemonico, o forse usati per scagionare Cesare dal sospetto di aver partecipato per un periodo alla congiura).

Il progetto politico di Catilina

Nell'orazione Pro Murena del 63 a.C. Cicerone contesterà a Catilina un'affermazione che rivela il progetto politico di quest'ultimo: «La Repubblica ha due corpi: uno fragile, con una testa malferma; l'altro vigoroso, ma senza testa affatto; non gli mancherà, finché vivo».
L'analisi politica di Catilina conclude dunque che la Repubblica romana vive una separazione gravissima della società dalle istituzioni. Il corpo fragile rappresenta il corpo elettorale romano, spaccato in cricche, clientele e bande (nell'88 a.C. tutti gli italici avevano avuto la cittadinanza romana, ma per votare occorrevano tempo e risorse per recarsi a Roma, da cui la degenerazione clientelare), la testa malferma rappresentava invece il Senato, abituato al potere ereditario, colluso con i grandi proprietari terrieri, composto per lo più dall'ottusa classe del patriziato.
Il corpo vigoroso ma senza testa simboleggiava la massa di contribuenti tartassati e umiliati dal disordine politico (per ripagare i propri reduci, Silla aveva ordinato larghe confische ai piccoli possidenti), senza vera rappresentanza politica, per la quale Catilina si propone come "testa" pensante, rendendosi conto della pericolosità dell'andare contro i poteri forti.
Diversi anni dopo la morte di Catilina, nell'orazione Pro Caelio del 56 a.C. (Celio era stato amico di Catilina), Cicerone ammetterà che Catilina aveva raccolto a sé «anche persone forti e buone», offriva «anche qualche stimolo all'attività e all'impegno», e che in certi momenti era sembrato a Cicerone perfino «un buon cittadino, appassionato ammiratore degli uomini migliori, amico sicuro e leale».
Catilina, ammetterà ancora Cicerone, «era gaio, spavaldo, attorniato da uno stuolo di giovani»; per di più, «vi erano invero in quest'uomo caratteristiche singolari: la capacità di legare a sé l'animo di molti con l'amicizia, conservarseli con l'ossequio, far parte a tutti di ciò che aveva, prestar servigi a chiunque con il denaro, con le aderenze, con l'opera...»
Catilina presenta dunque i tratti di un uomo politico di successo, capace di coagulare consenso, ma malvisto dall'oligarchia degli optimates del Senato.

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FRANCESCO VOZZA,

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Achille
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