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LETTERE APERTA DEL PRESIDE GUARRASI CONTRO LE OCCUPAZIONI
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LETTERE APERTA DEL PRESIDE GUARRASI CONTRO LE OCCUPAZIONI
dal sito della facoltà di Lettere:
Lettera aperta sulle occupazioni “simboliche” e ad altre iniziative studentesche
In apertura del Consiglio di Facoltà del 18 dicembre 2008, nel rallegrarmi per l’ampia mobilitazione espressa dalle diverse componenti della Facoltà a difesa dell’Università pubblica e del diritto allo studio ad essa connesso, segnalavo al Consiglio che si erano verificati alcuni episodi che avevano rischiato di indebolire la coesione delle diverse componenti e di determinare notevoli problemi sotto vari profili: il riferimento era, come tutti sappiamo, a tre occupazioni “simboliche” – due dell’edificio centrale della Facoltà e una della Presidenza – avvenute per iniziativa di gruppi diversi di studenti. Infatti, se tali iniziative avevano avuto il merito di non intaccare il normale svolgimento di lezioni, esami di profitto e di laurea – ad eccezione di quanto avvenuto nella mattina del 1 dicembre nel corso de “Le cinque giornate di Palermo” -, apparentemente salvaguardando il delicato equilibrio raggiunto nel momento alto della mobilitazione, quando si era riusciti, tutti insieme, ad alimentare la partecipazione a forme alternative di didattica (lezioni in piazza, seminari interdisciplinari), momenti di confronto e di dibattito sulle iniziative riguardanti la scuola e l’università italiane, assemblee di Facoltà e di Ateneo e cortei, senza prolungare la sospensione della didattica, ma anzi dando pieno corso alle attività ordinarie dedicate allo studio, alla didattica e alla ricerca, in effetti avevano proposto alcuni seri problemi e questioni meritevoli di approfondimento (sulla opportunità di alcune di queste iniziative, sulle forme della democrazia diretta, ecc.).
Avevo così annunciato nel corso del Consiglio di Facoltà del 18 dicembre u. s., che l’apertura serale della Facoltà – resa possibile, in assenza di addetti alla vigilanza, soltanto grazie a un comune impegno finalizzato alla realizzazione di importanti iniziative culturali nel rispetto delle più elementari esigenze di vigilanza e di sicurezza – sarebbe stata sospesa fino a che tra tutte le componenti della Facoltà non fosse
avvenuto un auspicato, sereno e costruttivo, confronto sull’ accesso e sull’uso degli spazi della Facoltà, anche in ore serali.
Quanto avvenuto giovedì 22 gennaio sottolinea il fatto che tale confronto è non solo necessario, ma urgente. Un gruppo di studenti, appartenenti al Collettivo Universitario Autonomo ha, infatti, impedito giovedì sera che l’addetto alla vigilanza potesse procedere alla regolare chiusura della Facoltà, rifiutandosi di lasciare i locali della stessa. Ciò al fine di realizzare una manifestazione non autorizzata entro i locali della Facoltà. Si tratta di un fatto estremamente grave, che mi auguro non debba più ripetersi e che non può essere risolto soltanto segnalando al Rettore l’accaduto in modo che questi possa assumere i provvedimenti del caso – cosa che comunque sono tenuto a fare dalle funzioni di preside pro tempore della Facoltà. A noi compete, come componenti di una istituzione pubblica e di una comunità di studiosi, attivare tutte le nostre energie perché, con il concorso di tutti, l’università conservi, anzi potenzi e sviluppi, la propria funzione di spazio pubblico e di luogo plurale di confronto e di elaborazione culturale.
Il Preside
Vincenzo Guarrasi
Lettera aperta sulle occupazioni “simboliche” e ad altre iniziative studentesche
In apertura del Consiglio di Facoltà del 18 dicembre 2008, nel rallegrarmi per l’ampia mobilitazione espressa dalle diverse componenti della Facoltà a difesa dell’Università pubblica e del diritto allo studio ad essa connesso, segnalavo al Consiglio che si erano verificati alcuni episodi che avevano rischiato di indebolire la coesione delle diverse componenti e di determinare notevoli problemi sotto vari profili: il riferimento era, come tutti sappiamo, a tre occupazioni “simboliche” – due dell’edificio centrale della Facoltà e una della Presidenza – avvenute per iniziativa di gruppi diversi di studenti. Infatti, se tali iniziative avevano avuto il merito di non intaccare il normale svolgimento di lezioni, esami di profitto e di laurea – ad eccezione di quanto avvenuto nella mattina del 1 dicembre nel corso de “Le cinque giornate di Palermo” -, apparentemente salvaguardando il delicato equilibrio raggiunto nel momento alto della mobilitazione, quando si era riusciti, tutti insieme, ad alimentare la partecipazione a forme alternative di didattica (lezioni in piazza, seminari interdisciplinari), momenti di confronto e di dibattito sulle iniziative riguardanti la scuola e l’università italiane, assemblee di Facoltà e di Ateneo e cortei, senza prolungare la sospensione della didattica, ma anzi dando pieno corso alle attività ordinarie dedicate allo studio, alla didattica e alla ricerca, in effetti avevano proposto alcuni seri problemi e questioni meritevoli di approfondimento (sulla opportunità di alcune di queste iniziative, sulle forme della democrazia diretta, ecc.).
Avevo così annunciato nel corso del Consiglio di Facoltà del 18 dicembre u. s., che l’apertura serale della Facoltà – resa possibile, in assenza di addetti alla vigilanza, soltanto grazie a un comune impegno finalizzato alla realizzazione di importanti iniziative culturali nel rispetto delle più elementari esigenze di vigilanza e di sicurezza – sarebbe stata sospesa fino a che tra tutte le componenti della Facoltà non fosse
avvenuto un auspicato, sereno e costruttivo, confronto sull’ accesso e sull’uso degli spazi della Facoltà, anche in ore serali.
Quanto avvenuto giovedì 22 gennaio sottolinea il fatto che tale confronto è non solo necessario, ma urgente. Un gruppo di studenti, appartenenti al Collettivo Universitario Autonomo ha, infatti, impedito giovedì sera che l’addetto alla vigilanza potesse procedere alla regolare chiusura della Facoltà, rifiutandosi di lasciare i locali della stessa. Ciò al fine di realizzare una manifestazione non autorizzata entro i locali della Facoltà. Si tratta di un fatto estremamente grave, che mi auguro non debba più ripetersi e che non può essere risolto soltanto segnalando al Rettore l’accaduto in modo che questi possa assumere i provvedimenti del caso – cosa che comunque sono tenuto a fare dalle funzioni di preside pro tempore della Facoltà. A noi compete, come componenti di una istituzione pubblica e di una comunità di studiosi, attivare tutte le nostre energie perché, con il concorso di tutti, l’università conservi, anzi potenzi e sviluppi, la propria funzione di spazio pubblico e di luogo plurale di confronto e di elaborazione culturale.
Il Preside
Vincenzo Guarrasi
Ultima modifica di Achille il Dom Mar 29, 2009 6:42 pm - modificato 1 volta.
Re: LETTERE APERTA DEL PRESIDE GUARRASI CONTRO LE OCCUPAZIONI
Inutile aggiungere che non credo vada accettato lo sfruttamento dei nostri locali universitari a scopi meramente politici da parte di nessuna associazione studentesca di qualunque colore politico essa sia. Perchè come è giusto e sacrosanto che la cittadella universitaria sia inaccessibile alle forze di polizia, le istituzioni universitarie devono altresì garantire che essa non finisca nelle mani di gente che con la nostra facoltà ha davvero poco a che fare.
Piena solidarietà a Guarrasi
Piena solidarietà a Guarrasi
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