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I MOTI RIVOLUZIONARI DEL 1848 (con appendice sulla Sicilia)

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I MOTI RIVOLUZIONARI DEL 1848 (con appendice sulla Sicilia)

Messaggio  Achille il Lun Dic 27, 2010 11:46 am



Primavera dei popoli

La Primavera dei popoli è un termine con la quale si identifica l'ondata di moti rivoluzionari borghesi che sconvolsero l'Europa della Restaurazione nel 1848. Si parla anche di rivoluzione del 1848 o di moti del 1848 e il suo impatto storico fu tanto profondo che nel linguaggio corrente è entrata l'espressione "fare un quarantotto" per sottintendere un'improvvisa confusione e scompiglio.
Eventi: La prima agitazione europea del 1848 è rappresentata dalla rivoluzione indipendentista siciliana del 1848 che però, soprattutto a causa della sua posizione periferica rispetto al Continente, non poté rappresentare la miccia dell'esplosione europea (anche se qualche influenza riuscì ad averla comunque all'interno della penisola italiana). L'insurrezione siciliana portò infatti l'isola all'indipendenza, i Borboni a concedere una Costituzione e l'esempio borbonico fu a breve seguito da Carlo Alberto di Savoia e da Leopoldo II, i quali concessero infatti una Costituzione prima che scoppiasse l'insurrezione a Parigi. La miccia fu invece rappresentata dalla "campagna dei banchetti" che portò ad una rivoluzione a Parigi, il 22-24 febbraio che, successivamente, coinvolse tutta l'Europa. Solo l'Inghilterra vittoriana, in un periodo di stabilità politica ed economica (ma soprattutto grazie alle riforme del 1832 che pacificarono la classe borghese e scatenarono il cartismo), e all'opposto la Russia, in cui era praticamente assente una classe borghese (e di conseguenza una opposta classe proletaria) capace di ribellarsi, furono esentate dalla portata distruttrice (ma allo stesso tempo, soprattutto per quanto riguarda la Russia, dalla portata di innovazione) delle rivoluzioni del 1848.

Cause politiche, economiche, sociali

I fattori sono molteplici: sotto il profilo politico, sia i riformisti borghesi che i radicali si trovarono a scontrarsi con una realtà anacronistica, frutto delle conclusioni tratte durante il Congresso di Vienna mentre sotto il profilo sociale, i cambiamenti nella vita quotidiana causati dalla prima rivoluzione industriale (rivoluzione industriale in Inghilterra) e la diffusione della testate giornalistiche favorirono l'ascesa degli ideali di nazionalismo e giustizia sociale anche nelle masse meno colte. La recessione economica del 1846-47 (da cui peraltro l'Europa si riprenderà piuttosto in fretta) e il fallimento di alcuni raccolti, che portarono inevitabilmente all'inedia, furono la goccia che fece traboccare il vaso.

Effetti della primavera dei popoli

Per quanto i moti furono sedati abbastanza velocemente, le vittime furono decine di migliaia: il destino della democrazia europea ci è sfuggito di mano dichiarerà Pierre-Joseph Proudhon. Gli storici concordano che la Primavera dei popoli fu, alla fin fine, soprattutto un sanguinoso fallimento. Vi furono tuttavia alcuni notevoli effetti a lungo termine: Germania e Italia sarebbero presto arrivate all'unificazione facendo leva anche sulla necessità di autodeterminazione dei popoli. Analogamente l'Ungheria sarebbe giunta ad un parziale riconoscimento della propria autonomia (a discapito della popolazione slava) grazie all'Ausgleich del 1867. In Prussia e Austria fu abolito il feudalesimo, mentre in Russia fu eliminata la servitù della gleba (1861).
L'anno 1848 (il quarantotto) è divenuto poi d'uso comune come termine indicante confusione e scompiglio, dando origine ad espressioni come «fare un quarantotto», «combinare un quarantotto» o «è successo un quarantotto».

I moti rivoluzionari siciliani

I moti rivoluzionari siciliani del 1848 ebbero luogo in un anno colmo di rivoluzioni e di rivolte popolari che viene anche chiamato primavera dei popoli. La rivoluzione siciliana di quell'anno riveste un certo significato per le seguenti quattro ragioni:
1. Cominciò il 12 gennaio 1848, e quindi fu la prima in assoluta dei moti rivoluzionari che ebbero luogo in quell'anno;
2. Non meno di quattro rivoluzioni ebbero luogo sull'isola di Sicilia tra il 1800 ed il 1849 contro i Borbone, con quest'ultimo in particolare che diede vita ad uno stato indipendente che sopravvisse 16 mesi;
3. La costituzione che sopravvisse 16 mesi era molto progressista per quei tempi in termini liberal-democratici
4. Fu in effetti il catalizzatore della fine del regno dei Borbone nelle Due Sicilie che ebbe luogo tra il 1860 ed il 1861 con l'unificazione italiana detta anche Risorgimento.

Regno delle due Sicilie

Gli ex regni di Napoli e di Sicilia vennero riuniti dopo sei secoli di separazione nel 1815 al Congresso di Vienna per diventare il regno borbonico delle Due Sicilie. Entrambi i regni comprendevano i regni Normanni e Svevi di Sicilia durante il dodicesimo e tredicesimo secolo, e erano stati divisi in due dalla rivolta dei Vespri Siciliani nel 1282. Il nome “Due Sicilie” è effettivamente una conseguenza degli eventi storici che seguirono ai Vespri Siciliani. I semi della rivoluzione del 1848 furono gettati prima del Congresso di Vienna, nel 1812. Questo avvenne durante il tumultuoso periodo napoleonico quando la Corte Borbonica fu costretta a fuggire da Napoli e alloggiare tutta la corte reale a Palermo con l'assistenza della marina britannica. I nobili siciliani furono abili a cogliere l'opportunità per forzare i Borbone a promulgare una nuova costituzione per la Sicilia basata sul sistema Westminster del governo parlamentare, e fu infatti una costituzione alquanto liberale per quei tempi. In ogni caso dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando IV di Napoli e III del Regno di Sicilia, immediatamente abolì la costituzione appena ritornato alla corte reale di Napoli. Vi è una forte connessione tra questa azione e le numerosi rivolte popolari che ebbero luogo fino all'inizio del cosiddetto Risorgimento.

Eventi politici dopo la rivoluzione

La rivoluzione del 1848 fu sostanzialmente organizzata e centrata a Palermo. La natura popolare della rivolta era evidente per il fatto che manifesti e volantini vennero distribuiti tre giorni prima gli atti veri e propri rivoluzionari che ebbero luogo il 12 gennaio 1848. Il tempo d'inizio fu deliberatamente scelto coincidesse con il compleanno di Ferdinando II delle Due Sicilie, essendo egli stesso nato a Palermo nel 1810 (durante il periodo napoleonico descritto prima). Che porterà alla creazione dello Stato di Sicilia con Ruggero Settimo come capo del governo.
I nobili siciliani furono immediatamente capaci di rispolverare la costituzione del 1812 che includeva i principi della democrazia rappresentativa e della centralità del Parlamento siciliano nel governo dello stato. A questo punto dovrebbe essere detto che il parlamento siciliano non era mai stato capace di controllare la ben fortificata città di Messina, che in definitiva sarebbe stata usata per riprendere l'isola con la forza. Avvenne nello stesso modo che la città di Messina resistette a lungo contro l'offensiva di Garibaldi sull'isola nel 1860.
Nonostante la Sicilia vivesse per sedici mesi come stato indipendente, l'esercito borbonico riprese con la violenza il pieno controllo dell'isola il 15 maggio 1849. Il capo effettivo dello stato durante questo periodo era stato Ruggero Settimo (Ruggeru Sèttimu in sicilianu). Alla capitolazione ai Borboni, Settimo fuggì a Malta dove venne ricevuto con tutti gli onori di un capo di stato. Vi rimase in esilio per il resto della sua vita ed vi morì nel 1863. Alla formazione del nuovo regno d'Italia nel 1861, a Settimo venne offerta la carica di primo Presidente del Senato del, recentemente formato, parlamento nazionale , ma dovette declinare l'invito per motivi di salute.
La rivoluzione che iniziò a Palermo fu una della serie di eventi simili in Italia, sebbene forse più violenta di altre. Essa si allargò rapidamente attraverso l'isola e nel resto d'Italia, dove costrinse Carlo Alberto, Re di Sardegna, a seguire l'esempio di Ferdinando II e promulgare una costituzione scritta frettolosamente. A somiglianza di questi eventi, disordini e rivolte avvennero in giro per l'Europa allo stesso tempo e possono essere considerate un assaggio delle future rivoluzioni socialiste.

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FRANCESCO VOZZA,

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