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CRISTOFORO COLOMBO, LA GRANDE AVVENTURA

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CRISTOFORO COLOMBO, LA GRANDE AVVENTURA

Messaggio  Achille il Sab Giu 12, 2010 12:02 pm



« Divinò un mondo e fu deriso: lo scoprì e fu calunniato:
lo diede a un re
e n'ebbe catene
O sacro, infelicissimo capo
solo ti fu giusta la morte
che t'asilò gloriando nell'infinito. »
(Mario Rapisardi)

Cristoforo Colombo (in latino: Christophorus Columbus, in spagnolo: Cristóbal Colón, in portoghese: Cristóvão Colombo; Genova, fra il 26 agosto e il 31 ottobre 1451 – Valladolid, 20 maggio 1506) è stato un esploratore e navigatore italiano, cittadino della Repubblica di Genova prima e suddito spagnolo poi. È stato tra i cinque principali navigatori italiani che presero parte al processo di esplorazione delle grandi scoperte geografiche a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Deve la sua fama mondiale alla scoperta del continente americano, avvenuta il 12 ottobre del 1492, giorno celebrato in Spagna e nelle Americhe.

Tuttavia, proprio nel 1492, si verificò un evento che sbloccò improvvisamente la situazione di stallo in cui Colombo si trovava. In seguito all'unione delle corone della Castiglia e di Aragona, ed al termine della conquista di Granada cui partecipò sino al 1° gennaio 1492, Colombo, grazie all'intermediazione del duca di Medinaceli e del tesoriere di corte Luis de Santangel, raggiunse un accordo con Isabella soprattutto grazie al confessore di lei, il francescano Juan Pérez.
Decisivo fu altresì il contributo del vescovo Alessandro Geraldini originario della città di Amelia, anche lui confessore della regina Isabella e amico personale di Colombo e del fratello Antonio; per sua insistenza, la regina si convinse definitivamente a consentire il viaggio del grande navigatore. Colombo avrebbe poi intitolato una delle isole del nuovo mondo a Graziosa, madre del Geraldini, e il prelato divenne anche il primo vescovo residenziale delle Americhe. Secondo il contratto (Capitolaciones), firmato il 17 aprile 1492 a Santa Fè, Colombo, in caso di riuscita del viaggio, avrebbe ottenuto il titolo di ammiraglio e la carica di Viceré e Governatore delle terre scoperte. La somma necessaria per l'armamento della flotta, pari a 2.000.000 di maravedí, sarebbe stata versata metà dalla corte e l'altra metà da Colombo, finanziato da alcuni banchieri genovesi, tra cui il Banco di San Giorgio ed il Berardi. Si trattava, in realtà, di una somma modesta anche per quei tempi. Si calcola, infatti, che quella che si sarebbe rivelata come una delle più importanti spedizioni della storia umana, fu finanziata con una spesa complessiva variabile fra gli attuali 20.000 e 60.000 euro.
Furono così allestite tre caravelle, la Santa Maria (in realtà si trattava di una caracca), di 150 tonnellate, capitanata da Colombo, la Pinta di 140 t. e la Niña di 100 t., al comando di due armatori di Palos, Martin Alonso Pinzón e suo fratello Vicente Yáñez Pinzón. Il pilota della flotta era il cantabrico Juan de la Cosa, proprietario della Santa Maria.

La partenza avvenne il 3 agosto 1492 da Palos de la Frontera con un equipaggio complessivo di 120 uomini. Dopo uno scalo di circa un mese nelle Isole Canarie, a La Gomera, per rifornimenti e modifiche alla velatura, le tre navi ripresero il largo il 6 settembre. Spinte dagli alisei - i cui effetti Colombo dimostrò di intuire straordinariamente, uniformando al loro alitare la propria rotta - le caravelle navigarono per un mese senza che i marinai riuscissero a scorgere alcuna terra.
Gli uomini dell'equipaggio avevano iniziato a preoccuparsi già pochi giorni dopo la partenza, temendo che il soffiare incessante dei venti verso ovest avrebbe reso impossibile il ritorno. Il 16 settembre le caravelle entrarono nel Mar dei Sargassi, e Colombo approfittò della evidenza di alghe affioranti sul pelo dell'acqua - un fenomeno caratteristico di questo mare - per sostenere che tali vegetali erano sicuramente indizi dell'esistenza di terre vicine (cosa in realtà non vera), e quindi tranquillizzare temporaneamente i suoi uomini.
Col trascorrere dei giorni la tensione a bordo delle caravelle cresceva. Il 7 ottobre Colombo decise di virare verso sud-ovest, avendo visto alcuni uccelli dirigersi verso quella direzione. Ma il 10 ottobre scoppiò un ammutinamento: l'equipaggio intimò al comandante di virare immediatamente verso est, e tornare indietro. Colombo, forte delle sue conoscenze nautiche e dello studio della rotta che aveva compiuto nel corso del viaggio, ottenne un accordo: se entro tre giorni le vedette non avessero scorto alcuna terra, le caravelle sarebbero tornate indietro.
L'11 ottobre un marinaio pescò in mare un fiore fresco; oramai si scorgevano di frequente ramoscelli e vegetali e soltanto la vicinanza di una terra emersa poteva giustificare questi ritrovamenti. La notte dell'11 ottobre - come poi riportò sul libro di bordo - Colombo si disse convinto d'avere intravisto nel buio, in lontananza, una luce, «como una candelilla que se levava y se adelantaba» (come una piccola candela che si levava e si agitava). Finalmente, alle due di notte del venerdì, 12 ottobre 1492, Rodrigo de Triana, a bordo della Pinta, avvistò la terra. Colombo decise di attendere il giorno; in questo modo le caravelle riuscirono a trovare un varco nella barriera corallina e a gettare l'ancora senza incidenti. All'alba Colombo sbarcò su un'isola, chiamata Guanahani dagli indigeni, che egli battezzò San Salvador.

Colombo e la sua ciurma furono accolti con grande cortesia e condiscendenza dai Taino, la tribù abitante dell'isola. Egli stesso, nella sua relazione, sottolinea più volte la gentilezza e lo spirito pacifico dei suoi ospiti:
« gli abitanti di essa (...) mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi (...) Del resto, quando si vedono sicuri, deposto ogni timore, sono molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere »
(Cristoforo Colombo, Prima relazione sul viaggio nel Nuovo Mondo, 14 marzo 1493)
L'esplorazione dell'isola non diede i risultati sperati, in quanto Colombo non trovò le ricchezze descritte da Marco Polo. Ripreso il mare, la sua spedizione esplorò la costa nord-orientale di Cuba.
La sera del 27 ottobre 1492, le caravelle di Colombo arrivano alla fonda di Cayo Bariay a Cuba, nell'attuale provincia di Holguín, il giorno successivo inviò il suo ammiraglio ad esplorare la terraferma. Nel diario di bordo di domenica 28 ottobre 1492 troviamo scritto: "Es la isla mas hermosa que ojos humanos hayan visto" ("È l'isola più bella che occhio umano abbia mai visto").
Successivamente esplorò quella settentrionale di Haiti, raggiunta il 5 dicembre e la chiamò Hispaniola. Qui la Santa Maria urtò uno scoglio e dovette essere abbandonata. Colombo fece costruire un forte, La Navidad, dove lasciò parte dell'equipaggio.
Il 2 gennaio 1493 Colombo riprese la rotta verso l'Europa. Dopo che una tempesta lo costrinse ad attraccare alle Azzorre, sull'isola di Santa Maria, dove i governatori locali cercarono inizialmente di trattenerlo con la forza. Riuscito a ripartire, Colombo arrivò a Restelo, nei pressi di Lisbona il 4 marzo.
Rui de Pina, umanista portoghese alla corte di Giovanni II, scrisse del suo arrivo in Portogallo:
« Il 6 marzo 1493 è arrivato dalle Antille di Castiglia Cristoforo Colombo, italiano... »
L'8 marzo Colombo venne invitato dal re alla corte portoghese, durante il viaggio si fermò per ordine della regina sua moglie, Leonora per visitarla ed informarla, l'11 marzo, al Convento de Santo António dos Capuchos, vicino di Nossa Senhora da Conceição dos Povos a Vila Franca de Xira.
Dopo essere stato ricevuto dal re Giovanni II del Portogallo a Vale do Paraíso, vicino Azambuja, il 10 marzo, Colombo discese il fiume Tago per far visita ai suoi vecchi amici di Santarém.
Successivamente, il 15 marzo 1493, giunse via mare a Palos, in Castiglia. Qui Colombo, che aveva portato con sé un po' di oro, tabacco e alcuni pappagalli da offrire ai sovrani quali segni tangibili delle potenzialità delle "isole dell'India oltre il Gange", condusse anche dieci indiani Taino che aveva rapito proprio fra quei suoi gentili ospiti che "professavano grande amore verso tutti".
Così l'ammiraglio annotava nella sua relazione, consegnata al tesoriere del Re il 30 aprile 1493:
« Porto meco uomini di quest'isola e delle altre da me visitate i quali faranno testimonianza di ciò che dissi. (...) Io prometto: che a' nostri invittissimi Re, sol che m'accordino un po' d'aiuto, io sarò per dare tant'oro quanto sarà lor necessario (...) e tanti servi idolatri, quanti ne vogliano le loro Maestà (...) esulti Cristo in terra come in cielo, perché volle che fossero salvate le anime di tanti popoli prima perdute. »
(Cristoforo Colombo, ibidem)
Uno dei nativi americani morì poco dopo l'arrivo.
Colombo fu accolto come un eroe dai sovrani, che lo sollecitarono ad intraprendere un altro viaggio: la regina di Castiglia ed il re di Aragona credevano che egli fosse stato in Giappone.
Il fatto che Cristoforo Colombo abbia quasi sempre scritto le sue lettere in spagnolo con alcuni "catalanismi", non è una prova che le sue origini fossero spagnole.
Semplicemente perché, essendo i suoi interessi principali nella penisola iberica e rivolgendosi sempre, nelle sue lettere, a interlocutori iberici, doveva utilizzare le lingue iberiche. Avendo vissuto molti anni in Portogallo e in Spagna, oltreché nell'attuale Catalogna, aveva appreso in modo approssimativo le tre lingue iberiche, e spesso le utilizzava contemporaneamente.

Primogenito dei quattro figli (tre fratelli ed una sorella) di Domenico ("Dominicus Columbus quomdam Johannis") e Susanna Fontanarossa ("Sozana de Fontana Rubea"), poco si sa della sua vita fino al 1470 se non il fatto che, con ogni probabilità, nacque all'interno del territorio genovese.
In una lettera lui stesso afferma di aver iniziato a navigare all'età di quattordici anni. Quel che si sa per certo è che nel 1470 la famiglia del futuro navigatore si trasferì a Savona, città nella quale il padre aveva rilevato la gestione di una taverna. Dopo aver prestato servizio sotto Renato d'Angiò, nel 1473 Cristoforo iniziò l'apprendistato come agente commerciale per i traffici di merci gestiti dalle famiglie Centurione, Di Negro e Spinola, continuandola, per queste tre famiglie, almeno sino al 1473.
Nel 1474 fu a Chio in Grecia e poi in Portogallo. Nel 1476 Colombo fu a Bristol, dopo aver fatto presumibilmente parte della flotta genovese, diretta in Inghilterra, che fu attaccata da navi francesi al largo del Capo Vincenzo. Poi si recò a Galway in Irlanda e nel 1477 raggiunse verosimilmente l'Islanda.
Verso il 1479 Colombo si trasferì a Lisbona, continuando a commerciare per la sola famiglia Centurione, con un rapido ritorno in Liguria. In questo periodo sposò Filipa Moniz, figlia di Bartolomeo Perestrello, il Vecchio (genovese e governatore delle Azzorre), e di Isabel Moniz, dalla quale nel 1481 ebbe un figlio, Diego, e si crede che andò ad abitare nella casa della moglie a Porto Santo. Secondo altre fonti sarebbe rimasto a Lisbona a casa di lei. In ogni caso, poco tempo dopo si trasferì a Lisbona, dove il fratello Bartolomeo lavorava come cartografo come era d'uso tra i molti genovesi dell'epoca che dimoravano in quella città. Fu probabilmente in questo periodo della sua vita - tra il viaggio a Galway e in Islanda nel 1477, e il soggiorno a Madera ed il successivo a Lisbona nel 1479 - che nella mente di Cristoforo iniziò a prendere forma il disegno della rotta breve per le Indie.

Basandosi sulle carte geografiche del suocero, sui racconti dei marinai e sui reperti (canne, legni ed altro) trovati al largo delle coste delle isole del Mare Oceano (l'Oceano Atlantico), Colombo cominciò a convincersi che al di là delle Azzorre dovesse esserci una terra e che questa non potesse essere altro che l'Asia.
A Lisbona Colombo cominciò a documentarsi ed a leggere testi geografici, come la Historia rerum ubique gestarum di papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) stampata nel 1477, l'Imago mundi di Pierre d'Ailly (1480) e Il Milione di Marco Polo. Una notevole influenza sulla decisione poi presa da Colombo dovette esercitare una lettera che nel 1474 Paolo Toscanelli indirizzò ad un canonico di Lisbona, Fernão Martins de Reriz. Nella missiva, che è quasi certo che Colombo conoscesse, il fisico fiorentino riteneva percorribile una rotta verso ovest per raggiungere l'India.
Dopo aver chiesto inutilmente al re Giovanni II la somma necessaria per il suo progetto, Colombo nel 1485, dopo la morte della moglie, si recò a Palos con il figlio. Dopo essere stato a Cordova ed a Sevilla, nel 1486 Colombo si presentò al cospetto di Ferdinando II de Aragón e di Isabel de Castilla, ai quali presentò il suo progetto di raggiungere per mare il Catai ed il Cipango. Ma una commissione riunita per vagliare le effettive possibilità di riuscita del viaggio bocciò la proposta.
Nel 1488 Colombo ebbe un altro figlio, Fernando Colombo, da Beatriz Enríquez Arana, una donna di umili condizioni, genuina e discreta.
Negli anni seguenti Colombo cercò varie volte di farsi ascoltare dalla corte castigliana e decise di rivolgersi pure, tramite il fratello Bartolomeo, ai re d'Inghilterra e di Francia.
Nel 1492, col protrarsi dell'attesa, il navigatore era giunto oramai ai limiti della resistenza, e, dopo sette anni di soggiorno in Spagna, anche le sue risorse economiche si erano ridotte al punto da non essere quasi più in grado di provvedere alla sua famiglia.

L'ammiraglio Colombo salpò per il suo secondo viaggio da Cadice il 25 settembre con 17 navi ed un equipaggio di circa 1200 uomini, tra i quali vi erano il figlio Diego, il fratello Giacomo e l'amico Michele da Cuneo, savonese, che ci ha lasciato un'importante relazione.
Il 3 novembre la flotta raggiunse Dominica e veleggiò tra le piccole e le grandi Antille. Il 19 arrivarono a Porto Rico ed il 22 dello stesso mese Colombo tornò ad Hispaniola, dove scoprì che gli uomini dell'equipaggio che aveva lasciato erano stati uccisi.
Dopo aver fondato un nuovo avamposto, Isabella, Colombo trascorse alcuni mesi nell'esplorazione dell'entroterra alla ricerca di oro. Poi nel 1494 lasciò Hispaniola e il 30 aprile giunse a Cuba e pochi giorni dopo in Giamaica. Tornato ad Hispaniola, Colombo, dopo aver inviato una nave carica di indigeni in Spagna, costrinse i nativi rimasti a cercare l'oro. Alla fine del 1495 Colombo ripartì alla volta della Spagna, che raggiunse nella primavera del 1496.

Dopo due anni trascorsi in Castiglia a convincere i reali della necessità di una nuova spedizione e a reperire la somma necessaria per il viaggio, Colombo riuscì ad armare 6 navi, con un equipaggio di circa 300 marinai.
La flotta, partita il 30 maggio 1498, si diresse verso le isole di Capo Verde e di lì raggiunse Trinidad, il 31 luglio. Nell'agosto dello stesso anno Colombo esplorò il Golfo di Paria ed il delta dell'Orinoco. In questo terzo viaggio Colombo scoprì il continente americano vero e proprio, quando avvistò le coste orientali dell'attuale Venezuela nel Golfo di Paria (che battezzò "Golfo de la Ballena").
Tornato a Santo Domingo, Colombo dovette fare i conti con i coloni in rivolta e gli indigeni decimati dalle malattie e dai lavori forzati. I sovrani cattolici, avvertiti dai reduci dei disordini sull'isola, inviarono nel 1500 Francisco de Bobadilla, per far luce sull'accaduto. Questi, resosi conto della situazione, arrestò Colombo ed i fratelli e li ricondusse in patria. All'arrivo Isabella la Cattolica fece liberare Colombo, che però dovette rinunciare al titolo di viceré.

Nonostante tutto, i reali concessero a Colombo d'intraprendere un quarto viaggio, accompagnato dal fratello Bartolomeo e dal figlio tredicenne Fernando. Le quattro navi, salpate da Cadice il 9 maggio 1502, arrivarono a Santo Domingo il 29 giugno.
Qui il governatore vietò a Colombo l'attracco delle sue caravelle ed egli dopo essersi rifugiato in una baia vicino dove le navi restarono a galla nonostante una tempesta tropicale, ripartì verso l'America centrale continentale al fine di trovare il passaggio per le indie. La città del governatore era stata nel frattempo duramente colpita dalla tempesta tropicale che aveva affondato tutte le navi del governatore ad eccezione di una e aveva ucciso 500 coloni (forse si trattava di un uragano).
Tra il luglio e l'ottobre di quell'anno Colombo costeggiò l'Honduras, il Nicaragua e la Costa Rica. Il 16 ottobre arrivò a Panama, dove si fermò per l'inverno. Qui fondò con 80 uomini una colonia, presso il Rio Belen che però fu abbandonata a causa dell'ostilità degli indigeni. Gli indigeni locali infatti erano abituati a combattere e impugnavano mazze in durissimo legno di palma con le quali in uno scontro uccisero uno spagnolo e ne ferirono altri sette.
Il 15 aprile 1503 Colombo ripartì per Hispaniola, scoprì le Isole Cayman e le battezzò Las Tortugas a causa delle numerose tartarughe marine che vi erano presenti, ma durante il viaggio gli scafi furono attaccati da dei parassiti comuni in queste acque caraibiche che indebolirono la struttura delle tre navi rimaste e li costrinsero a naufragare sulla costa settentrionale della Giamaica. Le navi infatti avevano imbarcato acqua e la spedizione era giunta in Giamaica solo svuotandolo con le pompe ed i secchi di bordo. Poco dopo l'arrivo le navi affondarono. Colombo rimase sull'isola per circa un anno, aspettando i soccorsi richiesti tramite un capitano (l'unico che si offrì di percorrere i 160 km) diretto in canoa con due indigeni (di cui uno morì per un colpo di caldo durante il viaggio e fu gettato in acqua) verso Hispaniola dal governatore di Santo Domingo.
Arrivò nell'attuale Haiti cinque giorni dopo, ma all'inizio il governatore non aiutò subito Colombo di cui era acerrimo nemico e anzi lo derise mandando una nave e facendola tornare indietro. Nel frattempo metà della ciurma si era ammutinata guidata da due fratelli e aveva rovinato i rapporti con gli indigeni giamaicani che si rifiutarono di consegnare a Colombo cibo. La fazione di Colombo allora ingaggiò un combattimento contro gli ammutinati uccidendo tutti meno che i due fratelli. Colombo riuscì poco dopo a prevedere un'eclissi lunare e mandò quindi a chiamare gli indigeni sostenendo che il suo dio era in collera con loro e avrebbe oscurato il cielo. La sera la luna divenne rossa e il giorno dopo gli indigeni ripresero a dare da mangiare ai superstiti.
Il 29 giugno 1504 la nave concessagli arrivò e con essa Colombo e i 110 uomini sopravvissuti (su 140) salparono per Santo Domingo dove la maggior parte dei suoi uomini troppo esausti per attraversare l'Oceano Atlantico si fermò. Colombo dopo aver aspettato alcuni mesi prese con il figlio Fernando una nave diretta in Spagna, pagandosi di tasca propria il viaggio. Arrivò in Spagna il 7 novembre.

Alla fine del 1504 decise di non lasciare più la Spagna, pur in un ambiente a lui ostile. La regina Isabella, sua protettrice, nel frattempo era morta, mentre il re e la corte non comprendevano l'importanza delle sue scoperte, né accettarono il suo "Memorial des Agravios", un lungo memoriale sui torti ricevuti. Morì a Valladolid il 20 maggio 1506, quasi povero. Venne sepolto inizialmente nella chiesa di Valladolid, ma i suoi resti furono quindi inumati nella cripta di un monastero a Siviglia, dove venne poi sepolto anche suo figlio Diego Colombo, ma pressoché subito posti nella cattedrale della stessa Siviglia. Successivamente i loro resti, per espresso desiderio del grande ammiraglio in un codicillo testamentario segreto, di cui non c’è chiara traccia, nel 1544 sarebbero stati traslati nell’isola Hispaniola, già dai cartografi coloniali denominata come "isola di Santo Domingo". Ufficialmente si disse però che a essere traslati erano stati i resti del solo Diego. Nel 1877 il Nunzio Apostolico in Santo Domingo, durante alcuni lavori per la cattedrale, scoprì una cripta, evidentemente nascosta, dove vi erano oltre ai resti di Don Luis Colon, il nipote, una cassa di piombo, con dei resti umani; vi era una scritta che attribuiva questi resti al Primer Almirante y Virrey de las Indias, Don Cristobal Colon. Oggi quei resti sono stati trasportati ancora una volta e riposano al faro di Colon, voluto dal governo dominicano a perenne ricordo dello scopritore.

Quando nel 1795 la Spagna si stava apprestando a consegnare l’isola alla Francia, i resti dei due Colombo furono portati dagli spagnoli all’Avana, dove rimasero sino al 1898. Con la vittoria degli Stati Uniti nella guerra ispano-americana, gli stessi spagnoli li trasferirono a Santo Domingo: le cui autorità peraltro, già nel 1877, avevano rivelato d’avere scoperto nella cattedrale una cassa con frammenti d’ossa e l’iscrizione: “Illustre Don Cristobal Colón” e sostennero che gli spagnoli si erano sbagliati e avevano portato all’Avana solamente i resti del figlio Diego. La Spagna da parte sua ha sempre definito risibili tali diatribe, affermando che i resti del grande navigatore sono sempre rimasti nella cattedrale di Siviglia. E oggi, per iniziativa del governo dominicano, i presunti resti di Cristoforo Colombo sono stati esumati per essere sottoposti ad analisi genetiche sul DNA, che dovrebbero risolvere quest’antica disputa.

Errore di calcolo

L'impresa navale di Colombo, motivata dal desiderio di raggiungere le Indie e commerciarvi direttamente e più velocemente, fu resa possibile dalla determinazione del viaggiatore genovese ma anche - come avviene nel caso di molte scoperte - da un suo errore.
Egli sosteneva infatti che la Terra avesse un diametro più piccolo di quello effettivo e che il continente euroasiatico fosse più esteso di quanto non sia in realtà: la composizione di questi due errori, originati rispettivamente da Toscanelli e Marco Polo, aveva come effetto la convinzione, nei fatti infondata, di poter compiere la traversata dall'Europa all'Asia. A quell'epoca, in effetti, nessuna nave sarebbe stata in grado di compiere gli oltre 20.000 km che separano la Spagna dal Giappone, se non altro perché non esisteva nave capace di stoccare a bordo un quantitativo di provviste sufficienti al compimento del viaggio, che avrebbe richiesto - in condizioni ottimali - più di quattro mesi.
I calcoli di Colombo erano sbagliati, mentre quelli dei suoi avversari erano sostanzialmente corretti: Colombo stimava in appena 4400 km la distanza dalle Isole Canarie alla costa asiatica, un valore cinque volte più piccolo di quello reale. La grande fortuna di Colombo fu che il suo viaggio venne molto ridotto, perché sulla strada per le Indie trovò le Americhe, altrimenti la sua spedizione sarebbe sicuramente perita in mezzo all'oceano, o sarebbe tornata indietro.
La forte opposizione che Colombo trovò, derivava dal fatto che la traversata oceanica era considerata troppo lunga per essere fattibile e non già dalla credenza che Colombo fosse il solo a sostenere che la Terra fosse sferica. Infatti, la consapevolezza della sfericità della Terra era opinione comune già della gente colta del basso Medioevo (per tutti, si possono citare san Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri). Già dall'antichità, le osservazioni prodotte in ambiente astronomico-matematico ellenistico (dove la circonferenza della Terra era stata accuratamente misurata da Eratostene) erano state riprese e perfezionate dagli scienziati musulmani, che avevano tradotto e studiato quei testi, e dagli studiosi occidentali. Oltretutto, all'epoca in cui Colombo effettuò i suoi calcoli per il compimento del primo viaggio, il procedimento di Eratostene (che fornisce una stima della misura della circonferenza terrestre con un margine di errore minore del 5%) era disponibile e sarebbe potuto essere ripetuto.
Colombo stesso non si rese conto di essere su un continente diverso da quello che si aspettava: in seguito, come annotò sui suoi diari, battezzò le terre scoperte nuevo mundo e nel suo ultimo viaggio riconobbe le coste di ciò che lui definì il continente; questa la versione ufficiale, riportata dalla maggior parte dei libri di storia.
La leggenda che la Terra fosse considerata piatta deriva da un romanzo del 1828, La vita e i viaggi di Cristoforo Colombo di Washington Irving, che descriveva la falsa immagine di un Colombo unico sostenitore della teoria di una Terra rotonda contro l'ignoranza medioevale.

Retrodatazione della scoperta dell'America

Prima di Colombo già alcuni popoli avevano compiuto tentativi di viaggi verso il nuovo continente, come ad esempio i Vichinghi, gli scandinavi ed infine gli stessi portoghesi. Colonizzatori islandesi erano giunti in Groenlandia all'inizio del II secolo, mentre le isole Azzorre, che pure si trovano abbastanza al largo, nell'Atlantico, erano già state colonizzate.
Tuttavia tutti questi approcci col nuovo continente avevano più il carattere di punti di approdo utilitaristici, che di tentativi di scoperta veri e propri. L'atto di scoprire qualcosa, infatti, implica la volontà di tornare e riferire ciò che si è scoperto, e quest'attitudine caratterizza inequivocabilmente i viaggi di Colombo.
È possibile credere che balenieri portoghesi e danesi del XV secolo sospettassero dell'esistenza di una grande isola o massa terrestre ad ovest della Groenlandia. Possibili indizi potevano essere le rotte migratorie di balene, merluzzi e diverse razze di volatili, oltre al rinvenimento di rami e piante sulla superficie dell'acqua a notevole distanza dalle coste per finire con i racconti dei navigatori vichinghi e irlandesi. È possibile che balenieri e cacciatori di merluzzi, nell'inseguimento delle prede, si fossero spinti accidentalmente fino alle coste orientali del continente americano; plausibilmente Terranova.
Sono stati scoperti documenti che dimostrano come i Portoghesi avessero già raggiunto le coste in precedenza e alcuni studiosi sostengono anche che facessero parte dell'equipaggio delle tre caravelle anche alcuni uomini incaricati dalla corona di sorvegliare le mosse del navigatore genovese. A Colombo, infatti, era stata promessa l'amministrazione delle terre da lui scoperte, e non è forse un caso che sia approdato proprio su un'isola. Alcuni diari di bordo mostrano infatti[senza fonte] che la sua rotta puntava dritta verso la terraferma ma che durante gli ultimi giorni di navigazione subì una brusca sterzata verso sud, verso le isole dei Caraibi, appunto. Si pensa che questa decisione sia stata suggerita o forse addirittura imposta dagli infiltrati della corona poiché si riteneva che l'amministrazione di tutto il continente fosse un prezzo troppo alto da pagare per rendere nota la scoperta del Nuovo Mondo. In tempi vicini all'impresa del navigatore genovese, è stato documentato un altro viaggio verso le nuove terre, per volere del re di Portogallo Alfonso V e del re di Danimarca, utilizzando navi danesi condotte da marinai portoghesi per esplorare le coste della Groenlandia tra il 1476 e il 1477. Alcuni storici sostengono che anche Colombo prese parte a questa spedizione. Non è comunque dimostrato che il nuovo mondo fosse già conosciuto prima del viaggio di Colombo. Anzi, dai documenti ufficiali si sa che l'ammiraglio, al ritorno, fu accolto come trionfatore a riprova che la sua impresa non aveva precedenti. Se qualcuno prima di lui fosse approdato sulle coste americane il fatto non aveva avuto rilevanza storica e, quindi, Colombo può essere considerato il vero scopritore del quarto continente.
Secondo alcuni storici la scoperta dell'America da parte di Colombo sarebbe da anticipare di qualche anno. Secondo queste tesi, il navigatore avrebbe compiuto già nel 1485 un viaggio che lo avrebbe portato nel Nuovo Mondo. Questo lo si potrebbe dedurre da vari indizi: la rotta seguita da Colombo nel primo viaggio nel 1492 segue esattamente le correnti; inoltre l'ammiraglio è così sicuro di raggiungere le nuove terre che, per sedare una rivolta, promette di navigare soltanto altri tre giorni e proprio nella notte fra il secondo e il terzo giorno arriva a destinazione. Inoltre, sulla tomba di papa Innocenzo VIII c'è scritto "Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo". Il papa però morì il 25 luglio 1492, alcuni giorni prima della partenza ufficiale. Naturalmente l'autore di detta iscrizione può avere sia fatto semplice riferimento all'ultimo anno solare in cui visse Innocenzo VIII, appunto il 1492, quanto all'oggi noto ruolo di "protettore" che detto Papa ebbe nei confronti di Colombo, per mezzo del suo logoteta presso la corte di Spagna Alessandro Geraldini (autore del resoconto di viaggio: "Itinerarium ad Regiones Sub Aequinoctiali Plaga Constitutas").
È da notare tuttavia che il navigatore turco Piri Reis, nella sua famosa mappa, realizzata nei primi decenni del XVI secolo, annotò che la zona delle Antille era stata scoperta nell'anno del calendario islamico 896 (corrispondente al 1490/1491 dell'era cristiana) da parte di un genovese infedele di nome Colombo. Lo stesso Reìs dichiara che alcune delle fonti a cui ha attinto per realizzare la sua opera sono le mappe usate da Colombo.

Aspetti controversi

Nonostante l'immagine positiva che generalmente si associa al navigatore non è ricordata la feroce tirannia con la quale Cristoforo e i fratelli, Bartolomeo e Diego, si imposero nella colonia spagnola caraibica. Infatti sono presenti numerose testimonianze (per essere esatti 23) sulle cruenti torture inflitte agli schiavi e sottoposti durante il governo dello stesso Colombo. Un esempio significativo è la tortura inflitta da Bartolomeo a una donna, alla quale è stata amputata la lingua e costretta a girare nuda per la città in sella a un asino, colpevole di aver ricordato le origini proletarie di Colombo in una discussione. In quella occasione Colombo si congratulò personalmente con il fratello per aver difeso l'onore della famiglia. Inoltre numerosi ladri furono puniti con l'amputazione del naso e delle orecchie, spesso per aver rubato piccole quantità di viveri necessari al proprio nutrimento (bisogna ricordarsi le precarie condizioni alimentari in cui vivevano gli indigeni). Altra crudeltà era il divieto agli schiavi e ai nativi del battesimo. Fu proprio per il governo sanguinario e ingiusto che Colombo fu destituito nel 1500 dalla carica di governatore e messo sotto processo sotto ordine degli stessi monarchi di Spagna (Ferdinando il Cattolico e Isabella di Castiglia).

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