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Tindari - Tyndaris (ME): uno dei tanti possibili resoconti

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Tindari - Tyndaris (ME): uno dei tanti possibili resoconti

Messaggio  Laurentius il Dom Set 06, 2009 11:12 am

QUI le foto.

Un santuario; un sito archeologico greco-romano; tanti, troppi negozi di noccioline e souvenirs. Il turismo è davvero qualcosa di strano, a maggior ragione se il luogo di cui stiamo parlando si trova in Sicilia.

Tindari, sorta sulla Tyndaris ellenica, trova il suo iconema nel santuario dedicato alla Madonna Nera, la cui statua si trova nell'abside della bella e moderna chiesa. Si racconta di un bambino (alcuni dicono una bambina) caduto dalla sommità del monte di Tindari verso il mare, mare dal quale sorse miracolosamente, sul momento, la 'secca' sabbiosa (oggi riserva naturale di Marinello: nonostante sia, appunto, 'riserva naturale', è possibile trovare della schiuma ambigua sulle rive dei laghetti... Che vi siano degli scarichi anche nei laghetti della 'riserva'?) che salvò il fanciullo da sicura morte. Con un po' di fantasia (molta, per alcuni), è possibile ravvisare la sagoma della Madonna nella 'secca' che ancora oggi è osservabile da Tindari.
Si arriva al santuario ed al centro ellenico di Tyndaris posteggiando l'auto in un parcheggio (a pagamento, ovviamente) poche centinaia di metri più sotto, dove è possibile servirsi di una navetta (anch'essa a pagamento), per fare scalo poco prima dello stesso santuario. Già nel parcheggio vi sono diversi negozietti di souvenirs di ogni tipo... anche per nulla inerenti al santuario o al sito archeologico.
Accediamo al santuario. L'interno della chiesa è a tre navate, molto vivide di colori: dominano il rosa, il blu e il dorato. La Madonna Nera, con il Bambinello in braccio, è retta da due angeli; sotto di essa vi è il Tabernacolo. Dei mosaici che illustrano le varie situazioni evangeliche in cui la Madonna ha partecipato alla vita di Cristo ornano le pareti delle navate laterali; la cupola è affrescata, e nelle vetrate sono rappresentati gli apostoli.

Uscendo dal santuario, proprio di fronte, ci si può recare al sito archeologico, ma non prima di essere passati da una via stracolma di altri negozietti di souvenirs e venditori di 'scacciu' (frutta secca) e dolci che chiedono ad ogni passante di assaggiare i loro prodotti, al fine di convincerli della loro bontà.
Arrivati all'ingresso del sito, una signorina (certamente LSU, Lavoratrice Socialmente Utile) ci chiede 2 € per l'ingresso. Rispondiamo di essere univeristari. La signorina precisa che le riduzioni interessano solo gli studenti fino ai 25 anni (da noi già superati). Chiediamo se lo stesso sarebbe valso per gli studenti in Scienze dei Beni Culturali, e ci viene risposto di no: avremmo solo dovuto dimostrare la nostra iscrizione. Tiriamo fuori, allora, il nostro libretto universitario senza farcelo ripetere due volte e, quasi con mestezza, la signorina risponde, con un filo di voce, ad occhi bassi e denti stretti: "Ah... allora per voi è gratuito...". Certamente una piccola soddisfazione (infima, forse è meglio dire...) la si è presa, da parte di chi DOVREBBE essere (e non è) lì a staccare i biglietti e a fare altro in siti del genere. Il sito è bello, molto bello. Il museo è ben tenuto ma senza alcuna guida; la basilica tardo-romana del 'dominus' appare imponente, a lato di un impianto termale e di un'abitazione tardo-romana con bellissimi mosaici lasciati quasi all'incuria. Alcuni pannelli spiegavano man mano ciò che si stava osservando, mentre alcuni turisti, forse del nord Italia, si stupivano indignandosi ad alta voce di come certe meraviglie fossero lasciate a loro stesse. Abbiamo provato vergogna... Una forte e intensa vergogna.
Il teatro ellenico (ancora oggi adoperato per rappresentazioni) appare anch'esso imponente innanzi al tipico panorama che i Greci erano soliti scegliere come sfondo del loro luogo sociale e sacrale per eccellenza.

Cos'altro dire, se non che il valorizzare luoghi di potenziale interesse culturale pare non essere il forte di chi amministra quest'isola? Siamo spiacenti di dover constatare ancora una volta la carenza della fruibilità di luoghi e siti di altissimo interesse scientifico, storico e archeologico. Di contro, pare che l'attività principe di luoghi interessantissimi come Tindari sia il commercio di gadgets, magliette, ornamenti in terracotta e ceramica (prodotti in serie, nemmeno artigianalmente), mentre si vede tralasciare qualcosa di ben più prezioso come la fruibilità stessa di luoghi come quelli descritti, ridotti ad esca atta ad attirare le attenzioni di un irrazionale consumismo turistico di massa che pare travolgere ogni cosa.
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Laurentius

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