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ACCOGLIENZA MATRICOLE

Ven Set 05, 2008 7:01 pm Da Achille

Come ogni anno, gli studenti del gruppo studentesco OBIETTIVO STUDENTI propongono il tradizionale appuntamento durante il quale accoglieranno in Facoltà i colleghi che si preparano ad affrontare la vita universitaria. L'incontro si svolgerà il 2 OTTOBRE in Aula Magna, Facoltà di Lettere e Filosofia, ED.12, Viale delle Scienze.

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RIAPRE LA FACOLTA' DI LETTERE

Lun Ago 25, 2008 12:21 pm Da Achille

Da oggi lunedì 25 agosto riapre i battenti la facoltà di Lettere. L'edificio rispetterà i seguenti orari fino al primo settembre: dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 16.30

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PAOLO VIOLA SUL CONCETTO DI "RIVOLUZIONE"

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PAOLO VIOLA SUL CONCETTO DI "RIVOLUZIONE"

Messaggio Da Achille il Mer Mar 19, 2008 11:45 pm

QUESTE RIFLESSIONI SONO PARTE DI UN PIU' AMPIO SAGGIO DAL TITOLO "Le rivoluzioni francesi e la mobilitazione nazionale" A FIRMA DEL PROF. PAOLO VIOLA (1948-2005), ORDINARIO DI STORIA MODERNA PER LA FACOLTA' DI SCIENZE POLITICHE E PER IL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE STORICHE.

PERSONALMENTE HO AVUTO LA FORTUNA DI SOSTENERE L'ESAME DI STORIA MODERNA CON LUI. MI E' SEMBRATO BELLO RICORDARLO, DANDO L'OCCASIONE A TUTTI, ANCHE A CHI NON L'HA CONOSCIUTO, DI POTER LEGGERE QUALCOSA DELLA SUA PRODUZIONE STORICA.

BUONA LETTURA

1. Per capire la rivoluzione nell'età contemporanea, si parte inevitabilmente dall'esperienza francese. Prima del 1789 la parola «rivoluzione» era già usata per i fenomeni politico-sociali, ma in maniera ancora incerta, e solo da qualche decennio. Il suo significato non si era quindi consolidato. Era corrente un uso al plurale: «le rivoluzioni», che designavano le fasi di prevalere del mutamento sulla stabilità, o piuttosto presentavano la storia dei diversi paesi dal punto di vista della trasformazione costituzionale per salti anziché per accumulo istituzionale progressivo.

Solo con la rivoluzione francese si perde definitivamente il valore ereditato dalla metafora astronomica, di ciclico ritorno ad una libertà perduta, e si consolida invece quello antitetico: di rivolgimento radicale, che sovverte dalla base gli equilibri politici, costituzionali, sociali, culturali, per indirizzarli ad un fine ideale completamente nuovo; un rivolgimento che qualcuno - un gruppo dirigente politico e culturale - prepara, o almeno s'incarica di portare a termine. Il plurale delle rivoluzioni che sempre ricominciano sembrava così lasciare il posto ad un singolare fondatore di un percorso totalmente nuovo [1].

Ma un altro plurale, delle diverse componenti del fenomeno rivoluzionario, tornava a presentarsi. L'episodio esemplare dell'irruzione della progettualità razionale nella politica, uno dei momenti da allora più utilizzati a fini pubblici, considerato l'evento fondatore dei valori da imitare, o da recuperare, o da rigettare; paradigma del significato universale della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, della distinzione fra sinistra e destra, poneva un termine alle rivoluzioni che sempre ritornano, ma apriva uno spazio alla pluralità delle diverse sue anime. Il continuo uso politico ha portato, infatti, la rivoluzione francese ad essere pensata in varie maniere, secondo i momenti: come unica, e difesa o rigettata in blocco, o viceversa suddivisa in due o più rivoluzioni diverse, per salvarne una parte, senza farsi carico dell'eredità di altre parti. Nelle pagine che seguono mi sforzerò di discutere questa dialettica tra unicità e pluralità della rivoluzione francese, il suo essere una sola rivoluzione, o due, o tre; inoltre più o meno inscindibili, o invece distinguibili, e riutilizzabili come modello in tutto o in parte. Ritengo che da questa dialettica derivi una parte della longevità della rivoluzione francese stessa, che solo due secoli dopo il suo scoppio poteva, da Furet, essere dichiarata terminata [2], e non è detto che poi lo sia. Distinguerò due grandi stagioni: l'Ottocento liberale e il Novecento marxista, in entrambe le quali la rivoluzione francese è stata pensata come articolata nei fenomeni rivoluzionari diversi dell'Ottantanove e del Novantatré. Uno solo di questi due fenomeni - ma non il medesimo!- è stato di volta in volta ritenuto quello veramente valido come punto di riferimento: la rivoluzione dell'Ottantanove dai liberali ottocenteschi, e quella giacobina dai comunisti del ventesimo secolo. Fra i due diversi momenti di sdoppiamento della rivoluzione francese, indicherò una fase di riunificazione in chiave nazionalista di tutto l'evento rivoluzionario. Infine proporrò un'altra distinzione, più tematica che periodica, la quale mi sembra ricca d'implicazioni relative al Ventesimo secolo: tra rivoluzione della libertà, dell'uguaglianza, della fraternità.
" Valoroso il pino che non si piegò col peso della neve " YUKIO MISHIMA

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